Aggiornamenti – Manuale di Scrittura!

So che è tantissimo che non scrivo, ma appena saprete perché, sono sicura che mi perdonerete. Ebbene… sto finalmente scrivendo un manuale serio di scrittura creativa.

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Quella che vedete sopra è la copertina. Il manuale verrà pubblicato online, probabilmente sul portale amazon, e il prezzo sarà decisamente abbordabile (non più di 5 euro, sicuramente).

Perché ho deciso di scriverlo? Beh, stavo rileggendo le lezioni che ho scritto negli anni su questo blog, e da tempo avevo la sensazione che necessitassero di una revisione e di un ordine logico. Mentre le scrivevo, non seguivo una scaletta: semplicemente, parlavo di quello che in quel momento mi veniva in mente. E per un blog poteva anche andare bene, ma ormai la mole di informazioni si era fatta talmente pesante nella mia testa, che non scrivere un bel manuale ordinato sarebbe stato uno spreco.

E, quindi, eccolo qui. Il manuale si propone di darvi qualche dritta, soprattutto se siete principianti, per evitarvi errori comuni e per aiutarvi nella stesura del vostro primissimo romanzo. Dentro troverete tutti i consigli che vi ho dato in questi anni e molto altro: vi spiegherò, per filo e per segno, come scrivere un romanzo, consigliandovi anche con qualche metodo che adotto io stessa, a partire dal germoglio dell’idea fino alla revisione finale del manoscritto. Il tutto è spiegato con il mio solito stile: semplice, perché così dovrebbero essere tutti i libri di studio, e corredato da tanti esempi che possono aiutarvi a fare vostri anche i concetti più astratti.

Il manuale non è ancora concluso, diciamo che sono circa a due terzi della realizzazione. Però ho una buonissima sensazione per questo progetto, perché è come se si stesse scrivendo da solo. Preparatevi, quindi, a vederlo presto pubblicato sul web!
Ci sto mettendo tutta l’anima e spero davvero di esservi utile.

A presto, pantegane!

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Lezione 43 – Il lessico

Nella nostra lunga scalata verso la cinquantesima lezione, oggi parliamo di lessico.  Non ve lo nasconderò: è stato uno dei miei grandi problemi nel mio processo di crescita artistica. Essenzialmente io avevo due grandi difetti: mettevo troppe virgole e usavo un lessico poco vario o inadeguato, appunto. Sono, infatti, queste le due caratteristiche principali che dovete tenere presente per ottenere un buon lessico: VARIETÀ e ADEGUATEZZA.

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VARIETÀ: Serve anche e soprattutto per evitare ripetizioni. Errore comune, ad esempio, usare lo stesso verbo per descrivere la stessa azione. Come è facilmente intuibile anche dal punto di vista logico, questo non sarebbe propriamente sbagliato, ma a lungo andare diventa pesante. L’esempio più classico: usare il verbo “dire” alla fine di un discorso diretto.

“Addio” disse Gertrude.

“Non addio, arrivederci” disse Mario.

“Lo spero tanto” disse Gertrude.

Ecco, ovviamente qui la cosa è esagerata (come in tutti gli esempi che faccio io, volutamente eccessivi per far capire il concetto in modo immediato). Ma anche se i verbi “disse” non fossero così vicini l’uno all’altro, se fossero quindi sparsi per l’opera, ma comunque troppo frequenti, sarebbe sbagliato. Magari non danno la sensazione di ripetizione, non essendo del tutto attaccati, ma certamente rendono il lavoro un pochino sciapo. Esistono, infatti, un’infinità di modi di dire la stessa cosa, o magari anche di variare leggermente la sfumatura. Ad esempio, sinonimi molto versatili del verbo dire, con sfumature di azioni diverse: proferire, intervenire, domandare, esclamare, chiedere, rispondere, sottolineare, redarguire, urlare, strillare, sussurrare, tuonare, consigliare, suggerire… sono potenzialmente MIGLIAIA e voi potreste anche non usare mai lo stesso verbo per descrivere un’azione.

“Addio” sussurrò Gertrude.

“Non Addio, Arrivederci” la corresse Mario.

“Lo spero tanto” sospirò Gertrude.

Vedete come già il tutto sembra molto meno infantile, più ricercato, in definitiva più ARTISTICO. Questo ovviamente si applica a ogni tipo di azione ripetitiva, che rischia quindi di essere non propriamente trattata  durante il vostro lavoro. VARIATE!

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ADEGUATEZZA: Questo è un punto molto ampio. Non si tratta solo di parlare in modo appropriato nel libro, ma anche di far parlare in modo appropriato i personaggi. E appropriato non vuole dire perfetto, ma adatto al contesto. Ad esempio, in Harry Potter, i discorsi diretti di Hagrid presentano per la gran parte errori di grammatica. E questo è un lessico appropriato, visto che Hagrid è un personaggio non colto. O, ancora, Ron finisce sempre col dire “Miseriaccia!” e anche questo è un lessico appropriato, perché fa capire subito chi sta parlando. Leggendo “Miseriaccia!” anche senza che il narratore citi il personaggio, voi sapete già che è stato Ron, e questo evita allo scrittore di dover inserire SEMPRE la citazione prima o dopo la frase diretta (vedere mio esempio precedente). Quindi, ecco, cercate di ENTRARE NEL PERSONAGGIO. Parlate come parlerebbe lui. E fidatevi, è la cosa forse più complicata da fare, quella che ancora oggi a volte mi mette in difficoltà: è molto facile lasciarsi andare all’estro, e in generale al proprio modo di parlare. Ma se siete scrittori dovete saltare da un personaggio all’altro, e più siete bravi a differenziare i linguaggi, più il lettore si sentirà immerso nella lettura. Modi per farlo sono, appunto, inserire piccoli errori, o al contrario paroloni altisonanti che non direste mai se state facendo parlare un personaggio molto colto. Inserire parole ripetute spesso dal personaggio, come già detto, aiuta molto. O anche modi di dire tipicamente colloquiali, che non vi sarebbero permessi in fase di narrazione, come sbagliare un congiuntivo. Insomma, non abbiate paura di differenziare e, in un certo senso, anche di sbagliare apposta, se è di beneficio al carattere del personaggio! Ma ancora questo punto non è finito. Già perché dovete essere appropriati SEMPRE. Non solo nei discorsi diretti, ma anche in tutto il resto della narrazione, che deve essere adatta al contesto, cioè al target e al genere del libro.  Per target si intende il pubblico a cui è rivolto, e il genere, beh, è il genere, horror, rosa…  Ecco, per fare un esempio, se dovete descrivere una scena di una sparatoria in un poliziesco per ragazzi dovrete limitarvi a espressioni come “Sparò” o “Venne ferito”. Se invece la stessa scena la fate in un Noir per adulti potete lasciarvi andare a cose come “Gli esplose il cranio”. Tutto ciò dovete ovviamente giudicarlo voi. Dovete mettervi nei panni del lettore, proprio come fate per i personaggi nei discorsi diretti. Vi mettete nella sua situazione e vi chiedete “Sono un ragazzino di 13 anni, cosa voglio e cosa posso leggere?”, “Sono una donna di 53 anni, cosa voglio leggere?”. A seconda di quanto siete bravi a capire il vostro target, avrete un lessico sempre più appropriato, e potrete evitare gaffe come termini e argomenti troppo spinti per un pubblico troppo giovane (Esempio a caso: AMORE 14… COFF… COFF…).

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Spero, come al solito, di essere stata chiara e utile! Non fatevi remore a chiedere eventuali chiarimenti.Alla prossima lezione e buona vita!