Recensione – Il Cigno Nero

CignoNerolocandinaTitolo: Il Cigno Nero

Regista: Darren Aronofsky

Anno: 2010

Genere: Drammatico/Thriller/Psicologico

 

 

Trama

Una prima ballerina, Nina Sayers, ottiene il ruolo principale ne “Il lago dei cigni”. Dato il suo carattere remissivo, fragile e timido, riesce benissimo ad interpretare il cigno bianco, Odette, ma ha difficoltà nell’interpretare la sua gemella malvagia: Odile, il cigno nero. Inizia, così, a cadere nella paranoia, nell’ossessiva ricerca della perfezione, temendo anche che un’altra ballerina voglia rubarle la parte.

 

La mia opinione

Non esistono parole per descrivere quanto ho adorato questo film che, però, ho notato ricevere opinioni contrastanti dal pubblico. Si tratta di una di quelle opere che o si ama o si odia, senza via di mezzo. Questo, credo, è dovuto al fatto che il film non si può comprendere appieno, perché non se ne ha mai una visione completamente realistica. E’ pregno di paranoia, infatti, trasposta su schermo attraverso allucinazioni della protagonista, sempre più turbanti e frequenti, mano a mano che ci si avvicina al finale. In definitiva, non sarà mai del tutto chiaro allo spettatore cosa è reale e cosa no, cosa è vero e cosa è solo nella mente di Nina. Non ci sono elementi che aiutino a discernere tra allucinazione e realtà, risultando entrambe ugualmente pressanti e inquietanti.
La tecnica non è nuova per il regista, Aronofsky, che già l’aveva sperimentata con il celeberrimo Requiem for a dream, considerato da pubblico e critica il suo capolavoro. Ecco, io stavolta vado controcorrente: no, non avevo apprezzato Requiem for a dream, per una serie di motivi che andavano dal poco interesse per il tema della droga all’eccessivo grottesco di alcune allucinazioni. E, invece, a riprova del fatto che film del genere o si amano o si odiano, ho adorato Il Cigno Nero, per certi aspetti molto simile al succitato Requiem for a dream. I motivi? Eccoli.
Innanzitutto, la recitazione. E intendo da parte di tutti gli attori coinvolti, ma in particolare mi riferisco alla protagonista, Natalie Portman, che per questa interpretazione ha ricevuto un Oscar. Riesce a rendere divinamente la differenza caratteriale tra il cigno bianco e il cigno nero, a volte anche solo con uno sguardo, senza dire nulla. Inoltre, è da apprezzare e lodare lo sforzo per girare quante più scene di ballo possibili, nonostante non fosse una ballerina professionista, sforzo che le è costato un anno di allenamenti.

 

 

Secondo motivo,  la colonna sonora, che ovviamente si rifà a Il lago dei cigni di Tchaikovsky, ma che viene parzialmente rielaborata e ottimamente inserita nel contesto del film.
Ancora, bella la fotografia e bellissimi tutti i riferimenti simbolici: la costante presenza di specchi, le allucinazioni riguardanti i cigni, e i costumi delle attrici, che continuamente rimandano alla dicotomia bianco/nero, anche nelle scene di quiete e di vita quotidiana.

 

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Infine, ma non per importanza, la suspense crescente, ben dosata, costante, che esplode sul finale, accostata alla grande metafora del cigno bianco dell’opera classica, la cui storia è utilizzata come filo conduttore per raccontare anche quella di Nina.
Un film complesso, insomma, non sempre chiaro e in alcune scene abbastanza forte, disturbante. Ma se si apprezza il genere psicologico, è certamente un film da non perdere.

 

Voto: 9/10

 

 

 

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Recensione – Dunkirk

dunkirk-posterTitolo: Dunkirk

Regista: Christopher Nolan

Anno: 2017

Genere: Guerra

 

Trama

Il film percorre gli avvenimenti storici avvenuti sulla costa della città francese di Dankrque, tra maggio e giugno 1940. Le truppe alleate, composte per lo più da soldati inglesi e francesi, si ritrovarono circondate sulla costa in seguito alla ritirata. Più di 400.000 soldati vennero evacuati via mare anche grazie all’impiego di imbarcazioni civili provenienti dalla vicina costa di Dover.

 

La mia opinione

Questo film è particolare, sia nel panorama cinematografico, sia nella stessa filmografia di Nolan, poiché mantiene solo alcune delle caratteristiche che contraddistinguono il suo stile, e ne scarta altre. Viene mantenuta la narrazione non lineare, tipica del regista e biglietto da visita di film del calibro di Memento, Inception, The Prestige e Interstellar; mantenuto anche il profondo amore per il realismo, soprattutto per quel che riguarda le battaglie aeree, con riprese che ricordano molto Interstellar; mantenuto il rapporto col compositore Hans Zimmer, che non manca di fornire una colonna sonora potente, angosciante, adeguata; mantenuto il gusto per la proiezione Imax. D’altra parte, però, vediamo una rinuncia ai temi fantascientifici; depennati anche i plot twist della trama e i colpi di scena, che nei lavori precedenti di Nolan spesso rivoltavano completamente il significato della pellicola; infine, e forse è il particolare che si nota maggiormente, vi è una quasi completa rinuncia alla caratterizzazione dei personaggi, che era il caposaldo della filmografia di Nolan assieme alla narrazione non cronologica: per dare massimo spessore all’evento storico, anzi, le opinioni personali, i caratteri, le motivazioni dei singoli sono del tutto assenti, come assenti sono i dialoghi.
Per questi motivi, non è semplice dare un giudizio. Sicuramente non è il miglior film di Nolan, anche se la divisione marketing ha tentato di convincerci in tal senso. Non lo è perché, purtroppo, rinuncia a troppi capisaldi dello stile “nolaniano”, risultando meno intrattenente di altre opere.
Ciononostante, Dunkirk rimane un bel film. Come al solito nelle opere di Nolan, se ne avverte l’impegno nel produrlo, si comprende lo sforzo compiuto con la sceneggiatura non cronologica. Inoltre, la fotografia è impeccabile, regalando immagini mozzafiato e scene cariche di tensione e angoscia.

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In particolare, una menzione speciale per l’inquadratura, a inizio film, in cui uno dei protagonisti sta a terra, coprendosi il capo, e sullo sfondo, non a fuoco, si vedono le bombe cadere dal cielo.

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Questa scena è emblematica perché fa capire l’essenza del film: il protagonista sono le persone. E non le persone prese singolarmente, tanto che, alcuni, nemmeno hanno un nome; ma le persone intese come “umanità”: il punto focale di questo film è come reagisce l’umanità in situazioni di sopravvivenza precaria.

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Anche per questo motivo, non viene mai mostrato il nemico. I tedeschi, in questo film, non esistono, o esistono solo come minaccia pressante, psicologica più che fisica, che può arrivare da un momento all’altro, che impedisce ai soldati di dormire, mangiare o bere.
Dulcis in fundo, la caratteristica che ho più amato in questo film, e che sicuramente ameranno tutti i fan di Nolan: la narrazione a punti di vista non contemporanei.
Finora abbiamo visto il regista alle prese con trame già di per sé complesse, in cui la sceneggiatura intrecciata era quasi d’obbligo, ovvia; qui no, perchè l’evento in sé narrato è semplice, reale. ma Nolan ha dimostrato la capacità di complicare (e complicare in modo chiaro) un evento semplice, rendendo il film piacevole anche a chi, come me, non è un gran fan dei film di guerra e vuole solo operare il solito esercizio mentale: trovare indizi e collegarli l’uno all’altro, come un puzzle o un rebus, attività piacevolissima a cui non volevo assolutamente rinunciare in un film del mio regista preferito. E, infatti, non sono rimasta delusa: la sceneggiatura è mirabilmente complessa, intrecciata. Si alternano tre punti di vista con protagonisti diversi che assistono allo stesso evento: il punto di vista aereo, tramite l’impeccabile Tom Hardy, che qui, coperto quasi sempre dalla maschera, recita con gli occhi; il punto di vista marittimo, tramite una famiglia civile che si reca a Dankerque per salvare soldati; e, infine, il punto di vista sulla costa, tramite un gruppo di soldati, capitanato da Harry Styles, che deve fuggire, e trovare modi sempre più fantasiosi per farlo.
Ma non è finita qui: se avessimo solo tre punti di vista sarebbe troppo semplice. No, la mente degli spettatori è ulteriormente messa alla prova dal fatto che i tre punti di vista non sono contemporanei,  e nemmeno “proporzionati” tra loro, avendo tutti un ritmo diverso. Il punto di vista aereo si svolge in un’ora, quello marittimo in un giorno, quello sulla costa in una settimana, ma tutti e tre vengono raccontati nello stesso momento, con salti improvvisi tra uno e l’altro, finché non convergono tutti nello stesso evento finale.
Insomma, Nolan ha dato prova di saperci ancora fare, con la sceneggiatura intricata, nonostante il genere trattato richieda coerenza e realismo, arrivando addirittura a costruire uno schema che ricorda quello del triplice livello di sogno in Inception.
Soprattutto grazie a questi ultimi motivi, ritengo il film riuscito. È stato piacevole da guardare, mi ha tenuta col fiato sospeso e, soprattutto, mi ha fatto apprezzare il genere di guerra, che normalmente non gradisco. Non è il miglior film di Nolan, perché per me resterà sempre Interstellar, ma è un buon film, e a Modena ha guadagnato anche un applauso in sala.
Consigliatissimo a chi ha voglia di spremersi le meningi, non a chi si aspetta azione da battaglia in stile classico.

Voto: 8/10

Recensione – Il racconto dell’Ancella

9788868337421_0_0_0_75Titolo: Il racconto dell’Ancella (“The Handmaid’s Tale”)

Autrice: Margaret Atwood

Genere: distopico

Pagine: 400

 

Trama

In un contesto post-nucleare, a seguito del quale gran parte della popolazione è divenuta sterile, vive Difred, la “donna che appartiene a Fred”, un’ancella il cui unico scopo è la procreazione. Un monologo interiore lungo la prigionia di una donna in un mondo misogino e puritano, che tocca i temi dello sfruttamento sessuale, della repressione morale, della liberà di pensiero, dei diritti umani.

 

La mia opinione

Questo è un libro difficile. Non solo per i temi che tratta, ma anche per lo stile. Ho finito di leggerlo una settimana fa e mi sono detta di aspettare un po’, prima di recensirlo, “per far sedimentare le idee”. Ora che le idee sono sedimentate, però, non lo sono altrettanto le mie opinioni a riguardo.
Partiamo con l’analizzare quello che ho apprezzato. L’ambientazione, innanzitutto. Il clima post-apocalittico è ben studiato, verosimile. In particolare, si respira un’aria di puritanesimo spinto, di religiosità estremista, vista attraverso il tema della segregazione sessuale: temi oltremodo attuali, quindi, in un’epoca di terrorismo e discriminazione femminile, dai negati diritti umani e civili nel medio-oriente, agli stigmi dello sfruttamento del corpo femminile nelle società occidentali. Sotto questo punto di vista, pertanto, il libro è consigliato a tutti, uomini e donne, per avere un quadro su quello che accade nel mondo. Certo, si tratta di fiction, ma è una fiction verosimile, realistica, che non descrive nulla di diverso da quello che accade o è accaduto nella nostra storia. Il fatto che la trama sia stata concepita dalla Atwood nel 1985 e, dopo più di trent’anni, sia ancora attualissima, fa capire che i problemi che ricadono su metà della popolazione mondiale, quella femminile appunto, sono ben lontani dall’essere risolti. Non si tratta di un libro “lungimirante” come ho letto in qualche recensione. Si tratta di un libro che parla del presente, un presene che, paradossalmente, si adatta a tutte le epoche.
Questo libro trasmette un senso di angoscia costante durante tutta la sua lunghezza, e lo fa in un modo molto originale: rende la protagonista conscia del passato. Solitamente, infatti, nei romanzi distopici, compreso 1984, il futuro di cui si parla è molto lontano, e il protagonista è nato e cresciuto nel suo contesto. Questo, per quanto possa essere doloroso, toglie lo “spessore del passato”: se il personaggio non conosce ciò che c’era prima, essenzialmente, soffre meno.
Ne “Il racconto dell’Ancella” non è così. La protagonista ha vissuto la prima parte della sua vita da libera, nell’ambiente liberal-democratico degli Stati Uniti degli anni ’80. Solo dopo la nuova religione Gaaladiana ha preso piede e l’ha soggiogata, inglobandola come “Ancella”, priva di diritti e umanità. Questo le da modo di ricordare la vita passata e di fare paragoni, altrimenti impossibili, che coinvolgono di più il lettore, facendogli capire che Difred potrebbe essere lui, o sua madre, o sua sorella.

Tuttavia, quest’ambientazione così particolare rischia, a tratti, di essere vittima di uno stile troppo descrittivo e di una protagonista troppo apatica. Sono questi, infatti, i motivi che mi hanno impedito di dare il voto massimo.
Lo stile è lento, si sofferma sui minimi particolari ambientali, omettendo quasi del tutto la narrazione e le sequenze dialogiche. Dà la sensazione di essere un grande flusso di coscienza, sotto forma di monologo. Purtroppo questo potrebbe pesare sulle spalle dei lettori meno avidi di descrizioni, risultando lento e – Dio non voglia – noioso.
La protagonista, allo stesso tempo, risulta apatica. Non prende una posizione a proposito di quello che le avviene intorno, e se lo fa, ritratta innumerevoli volte. Si lascia scorrere gli eventi intorno, senza mai prendervi realmente parte, e questo atteggiamento la porta a sorvolare su certe informazioni che, magari, il lettore avrebbe preferito conoscere: non si saprà mai precisamene come la società Gaaladiana abbia preso le redini di metà Stati Uniti, ad esempio, come non si saprà il destino dei cari di Difred, e non si avrà mai uno sguardo chiaro e limpido sul funzionamento della realtà distopica in cui si viene introdotti.
Tutto ciò è voluto, ovviamente. Non si tratta di errori dell’autrice, ma di precise scelte stilistiche. L’apatia di Difred deve rappresentare l’apatia forzata di tutto il genere femminile soggiogato, le abbondanti descrizioni hanno senso se si pensa che la protagonista non può dire o fare quasi nulla, e pertanto si ritrova ad ammirare, per noia, i ricami dei cuscini o i fiori secchi sul caminetto. Lo stile è molto verosimile, insomma, ma vista la mole del romanzo – 400 pagine abbondanti – per alcuni lettori potrebbe risultare eccessivo.

Nonostante i difetti (pochi), questo è un libro che va letto, a qualsiasi età, in qualsiasi parte del mondo e qualsiasi sia il vostro sesso.

 

La serie TV

Recentemente “Il racconto dell’Ancella” è stato riadattato per il piccolo schermo.
La serie è tecnicamente valida, per cui la visione è consigliata: la recitazione è buona da parte di tutti, il ritmo tra una puntata e l’altra è ben strutturato.
Non solo, ma la serie TV, alla cui realizzazione ha partecipato anche Atwood, è molto più completa del libro. La base del romanzo è stata interamente mantenuta e, in più, per amor dell’intrattenimento, sono stati aggiunti eventi e approfonditi personaggi. Pare sia già stata confermata la seconda stagione, che sarà del tutto inedita: già, perché la prima copre interamente gli eventi del romanzo, e quindi la fonte letteraria è stata del tutto prosciugata. La serie apre il finale del libro e lo approfondisce, promettendo più sviluppi e, forse, anche la trattazione di quegli argomenti che nel libro erano stati omessi. Buona, in particolare, l’idea di dare più spazio a Moira, amica di Difred, e al suo compagno Luke, che sarà protagonista di una linea di trama a sé stante.
Nella Serie l’apatia della protagonista, che si scopre essere quasi disinteressata alla sorte della figlia, risulta ancora più marcata, ma per il resto è un prodotto consigliato, soprattutto in attesa dello sviluppo inedito delle prossime stagioni.

 

Voto: 8/10

Autocritica 13 – Solo due elementi?

Oggi abbiamo un capitolo SHOCK con un titolo SHOCK!
Per sapere cos’è l’autocritica o per andare all’indice dei capitoli, clicca QUI.

 

Capitolo 13 – Solo due elementi? [Ve l’avevo detto: SHOOOOOCK! [SM=g10386] ]

Mi risvegliai in una grotta vicino ad un fuoco caldo e accogliente [i fuochi sono sempre caldi e accoglienti nei libri FENTASI. Fanno concorrenza alle notti buie e tempestose]. Mi sollevai e guardai in giro [Perché solo un “mi” basta per cento verbi di fila]. C’era una bambina appoggiata alla parete, e un altro ragazzino vicino a lei. Appena mi vide si alzò e disse con una vocina timida :
“ Svegliata infine si è la bella fata di cui tutti parlano” [OH! Yoda era una lei! altro SHOOOOOCK! [SM=g10386] ] 
“ Mi chiamo Kety” le dissi.
La bimba era molto bella [non esiste nulla di molto brutto nei libbbri FENTASI, a parte i KaTtIvI, ovviamente], ma si muoveva lentamente e i suoi occhi non mi guardavano mai in faccia, come quelli di un cieco.
“Assegnatomi fu il nome Gramen dalla madre mia Luna. Lui è Flumen, fratello mio.” [E vai col cantico delle creature versione FENTASI! San francesco mi fa un baffo] 
“ Grazie per…”
“Dovere mio era! Ormai la fata delle creature famosa è qui a Knarenn” [ADDIRITTURA!!! [SM=g10386] [SM=g10386] Perché scusa? Ah, certo, è quella che fa “piovere polpette”, per forza gli altri la vogliono incontrare! Mai più problemi di cibo!] 
“Famosa?” chiesi con aria stupita
“Certo, tutti gli esseri che esiliati sono stati conoscere vogliono la lottatrice” [La PIOVITRICE DI POLPETTE] 
“Lottatrice?” [PIOVITRICE DI POLPETTE] 
“Così la fata chiamano, poiché non accetta come tutti gli altri di rimanere qui. [Gramen cara, fatti un sonno, ok? Non mi risulta proprio che Kety stia facendo di tutto per andarsene] Mio fu il dono della preveggenza; vidi la fata scappare dalla foresta e sconfiggere l’imprigionatrice” [Ah, ecco, mettiamoci anche un po’ di DeStInOh e siamo a posto] 
Io non dissi niente, in effetti mi aveva messo in difficoltà. [In effetti????] Poi però feci una domanda:
“Vivete qui da soli? Non c’è un villaggio”
“Una volta altri due insieme a Gramen e Flumen vivevano, ma dispersi furono qualche tempo fa. Loro erano fratello Rogum e sorella Aera. I nostri genitori erano Sole e Luna. Noi i quattro elementi rappresentavamo: io la terra, Flumen l’acqua, Rogum il fuoco e Aera il vento. Ognuno di noi una capacità possiede: io il futuro riesco a percepire, Flumen poteri curativi stupefacenti possiede, Rogum vedere riusciva in un altro luogo ed Aera felice era di inviare messaggi alle persone lontane con l’aiuto del vento” [Sì, suggestivo, se fosse stato scritto in italiano corrente forse sarebbe stato anche un pochino meno noioso da leggere] 
“Non sapete che cosa è successo a Rogum e Aera” [Io questi punti interrogativi te li pianto in fronte!] 
“Partiti eravamo per passeggiare, ma Rogum e Aera sparirono. Gramen e Flumen furono portati a Knarenn.”
“Posso chiederti come hai fatto a spaventare le Arpie?” [Una domanda intelligente, grazie al cielo!] 
“Io niente ho fatto. Loro semplicemente paura di noi hanno. [SM=g11422] [SM=g11422] [SM=g11422] Della serie: “quando non sai motivare i poteri dei tuoi personaggi, non farlo!”] Brutto effetto fa loro la nostra vicinanza: male si sentono e bisogno di aria provano.”
Poi si allontanò e tornò solo dopo qualche minuto. Nel frattempo si era alzato anche l’altro ragazzino. Aveva i capelli un po’ arruffati di colore blu, la pelle azzurra e gli occhi chiarissimi. Anche lui aveva lo sguardo un po’ perso e fissava sempre il vuoto. Non disse niente per un po’, poi mi portò una ciotola piena di un liquido azzurro chiaro.
“Bene ti fa. Bevi” [Kety, non si accettano cose dagli sconosciuti, e soprattutto la chimica mi insegna di non mettere mai le mani, e meno che mai la bocca, in liquidi sconosciuti e azzurri] 
Allora io ubbidii. [SM=g11422][SM=g11422][SM=g11422] Il sapore era decisamente poco piacevole:
“Orrendo è il suo sapore, Flumen lo sa, ma la giovane fata deve berlo: bene le fa !” [Ti starà drogando se va bene] 
“No, non è male” dissi io cercando di nascondere la mia espressione schifata, e Flumen rise.
“E’ da molto che siete qui?”
“Molto, si. [Comunque non vi sto facendo più notare i “sì” senza accento e le E accentate con l’apostrofo perché ormai dovete anche aiutarvi da soli, eh! Su su, non è che posso sempre farvi io da guida, è ora che facciate pratica nella critica!] Ma niente in confronto a tutta la nostra vita è. Nonostante il nostro aspetto, molto vecchi noi siamo. Vecchi più del mondo”
A quel punto tornò Gramen che si mise a guardare il fuoco acceso al centro della caverna, poi a parlargli in una lingua sconosciuta alle altre creature. Io la guardavo stupita.
“Parlando sta con Rogum” disse Flumen che si era accorto della mia espressione.
“Ma non avevate detto che non sapete niente sul conto dei dispersi?”
“Vero è. Lei non parla con Rogum in persona. In ogni fuoco, scintilla o incendio che sia, una parte di anima del fratello vive.
Con questa comunicare si può, per non dimenticarsi del famigliare nei lunghi anni. Quel fuoco mai lo spegniamo, in tal modo sempre Rogum vicino abbiamo. Ma Aera diversa è. Sempre spirito libero è stata lei. Flumen e Gramen mai riusciti sono a trattenere l’aria [SM=x3426448] , come era impossibile Aera trattenere.”
Appena finì di parlare si rivolse a me anche Gramen:
“Meglio ora ti senti?”
“Sì, molto meglio! Grazie di tutto” [L’extasi deve ancora fare effetto] 
In effetti non avevo più nessuna ferita, nemmeno un graffio. [MAGGGIAAAAAAH!!!!!!!!!!!] 
“Flumen bravo è stato. Curato ha le tue ferite mentre assopita eri.” [Aspettate…. e allora a che serviva il liquido puffocromato?] Disse Flumen parlando in terza persona e facendo un profondo inchino.
“Sarà meglio che torni al villaggio”
“Fonda è la notte ormai. Domani dai saggi centauri ti accompagneremo” disse Gramen.
“Non preoccuparti devi – disse Flumen – Abituati sono a non vederti per giorni” [No, non lo sono, Kety non si è quasi mai staccata dal sedere di Greg] 
“Questo è vero. [SM=g11422] Ma voi conoscete i centauri?” [SM=x3426448]
“Chi non li conosce…” Disse Gramen sorridendo.
“…sono molto amici a noi. [Non c’è dubbio, ormai Gramen e Flumen parlano come libanesi arrivati su una barcaccia] Noi quattro e i centauri nella battaglia contro i mostri delle paludi combattemmo.” [mostri delle paludi??? [SM=g10284] [SM=g10284] [SM=g10284] [SM=g10255] [SM=g10255] [SM=g10255]  E questi da dove sono cicciati fuori?] 
“M…mostri delle paludi?” [Ah, ecco che kety ha qualche reazione!] 
“Non preoccuparti devi. Più di cinquecento anni fa si estinsero.” [Della serie: uccidiamo i MOSTRI solo perché sono brutti e vivono nelle paludi e facciamo estinguere un’intera specie per questo motivo. YEEEH!] 
“Non disturbare devi la mia paziente” disse Flumen.
“Riposare per molte ore deve, senza te che tutti i nostri fatti racconti, venire facendo il mal di testa” aggiunse sorridendo. [Odio questa parlata, vi prego, uccideteli! Per una volta tengo per te Kety: poni fine alle loro sofferenze!] 
“Mal di testa? Mal di testa? Mal di testa io venire non faccio!”
“A volte la voglia mi viene di quei boccoli verdi bagnarti”
“E a me di nelle radici farti inciampare ogni volta che nel bosco mio passeggi”
“Io nel tuo bosco passeggio come tu nel mio fiume ti bagni”
[SM=g6807] [SM=g6807] [SM=g6807] Kety, ti prego, ti scongiuro, ammazzali! Vuoi anche tu la ragazza ponpon? Ok, dammi una K, dammi una E/A, dammi una T, dammi una Y, KETY!!!! Ok, adesso vai[SM=g11003] ] 
Stavano litigando per gioco, proprio come un fratello e una sorella molto legati, e ogni tanto sorridevano, rivolgendosi a me.
“Non ascoltarla devi! Tutta quell’ erba a volte delirare la fa” [Ah, ecco che cominciano a venire a galla i vizi più osceni dei personaggi FENTASI. GRAMEN PER LA LEGALIZZAZIONE!] 
“Non dargli retta. Così tanto tempo sta con i suoi fiumiciattoli che non più quello che dice sa” [Ma che vuol dire?????  [SM=g11859] [SM=g11859] [SM=g11859] [SM=g11859] [SM=g11859] ]
Infine ci addormentammo tutti e tre insieme ridendo. [KETY! UN MOTIVO IN PIU’ PER ODIARTI! NON RIESCI NEMMENO A FARE L’EUTANASIA A DUE FOLLETTI PAZZI EVIDENTEMENTE MENOMATI!] La notte passo tranquilla e serena come mai avevo trascorso a Knarenn. [Questo l’ha detto anche un paio di capitoli fa se ricordo bene. Ma a Kety tanto basta dormire con persone col suo stesso QI e tutto diventa più bello e RoSaAaAa] 
Il giorno dopo ci avviammo verso Centaurorum Vicus. [Alla fine poi il liquido azzurro non serviva proprio a niente, a meno che non abbia un effetto molto ritardato che la farà implodere] Mentre attraversavamo la radura [visto? VISTO? Che è diventata una RADURA] non avevo rivisto il corpo di Alicia, e questo mi sembrò strano, perché avevo sentito un gruppo di centauri parlare delle arpie, e dicevano che loro non hanno alcun rispetto per i loro simili caduti, e non reclamavano i corpi o facevano riti. Per questo motivo chiesi spiegazioni ai due “bambini”, e mi rispose Gramen:
“Loro non essere uccise da noi possono” [SHOOOOOOOCK [SM=g10386] [SM=g10386] [SM=g10386] [SM=g8218] [SM=g8218] [SM=g8218] ] 
“Ancora una volta sbagli sorella. Le arpie uccise possono essere da un’altra della loro specie”
“Ci stavo per arrivare. Se tu parlare mi lasciassi…” [Dai, dai, continuate senza perdervi!! [SM=g11422] ] 
“Ma Celeno mi aveva detto che le avevo ucciso la sua combattente migliore”
“Lei ingannava. Lei sempre pretesto cerca per uccidere un nemico” disse Flumen. [E le serve un pretesto? [SM=g10255] “ti voglio uccidere” non basta più?] 
“Ah già! Ora ricordo. Greg aveva detto di andarsene presto dopo aver ucciso un’arpia, ma non ebbi il tempo di chiedergli perché”
Dopo qualche ora di cammino arrivammo alla porta occidentale del villaggio, e loro mi accompagnarono all’interno. Incontrammo Greg sulla strada:
“Riesci mai a passeggiare senza cacciarti nei guai?” [Linciala, avanti! Se lo merita!] 
“Non lo faccio apposta”
“Già, per fortuna che hai incontrato due amici leali”
“Non meno di noi Gregorio lo è – disse Gramen – [Lecchina dei miei stivali [SM=g8142] ] Molto tempo che non ci incontriamo!” Detto questo Gramen e Flumen si inchinarono a Greg, che rispose allo stesso modo. Lui era alto almeno il triplo di loro ed era buffo vederli uno di fronte agli altri. [Più o meno quanto è buffo vedere te che ancora sopravvivi mentre dovresti già essere mangime per polli] Gramen e Flumen rimasero per un po’, poi salutarono:
“Se il destino vorrà presto ci rincontreremo” disse Flumen. [D… Destino? Ma se ha appena finito di dire che abitano vicini!]
“Sempre approssimativo sei. Certo che ci rincontreremo, e anche presto, predetto l’ho” [Grazie, Gramen! Guarda, io predico che forse, questa settimana, incontrerò il mio vicino sul pianerottolo. Se poi si avvera voglio avere la tua stessa fama di veggente, eh!] 
“Noi tutti ne siamo sicuri. Ci rincontreremo” Disse Greg. [E CHISSENEFREGA!!!! Procediamo o no?] 
“Alla prossima avventura” dissero Gramen e Flumen in coro [“Alla prossima avventura con Dora l’esploratrice! CIAUUH!”], come se finalmente avessero trovato qualcosa su cui non discutere tra loro, poi si inchinarono e partirono, sparendo tra gli alberi.
“Sono simpatici quei due” dissi rivolgendomi a Greg [Urca, come un rapporto sessuale con un cactus!] 
“Sono d’accordo con te. [SM=g11422] Ma non devi lasciarti ingannare dalle loro apparenze dolci. [sapevo io che erano dei sadici. Stanotte imploderai, Kety!] Sono molto pericolosi se sei un loro nemico, anche se sono solo in due: possono sostenere una battaglia da soli; forse anche vincerla” [dispensando a tutti liquidi puffocromati da battaglia, e poi confondendoli con il loro parlato] 
“Mi sarebbe piaciuto conoscere anche Rogum e Aera” dissi a Greg mentre camminavamo verso la capanna. [ANCHE A ME! In due mi hanno praticamente mandato al manicomio, figurarsi in quattro!] 

Aggiornamenti – Manuale di Scrittura!

So che è tantissimo che non scrivo, ma appena saprete perché, sono sicura che mi perdonerete. Ebbene… sto finalmente scrivendo un manuale serio di scrittura creativa.

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Quella che vedete sopra è la copertina. Il manuale verrà pubblicato online, probabilmente sul portale amazon, e il prezzo sarà decisamente abbordabile (non più di 5 euro, sicuramente).

Perché ho deciso di scriverlo? Beh, stavo rileggendo le lezioni che ho scritto negli anni su questo blog, e da tempo avevo la sensazione che necessitassero di una revisione e di un ordine logico. Mentre le scrivevo, non seguivo una scaletta: semplicemente, parlavo di quello che in quel momento mi veniva in mente. E per un blog poteva anche andare bene, ma ormai la mole di informazioni si era fatta talmente pesante nella mia testa, che non scrivere un bel manuale ordinato sarebbe stato uno spreco.

E, quindi, eccolo qui. Il manuale si propone di darvi qualche dritta, soprattutto se siete principianti, per evitarvi errori comuni e per aiutarvi nella stesura del vostro primissimo romanzo. Dentro troverete tutti i consigli che vi ho dato in questi anni e molto altro: vi spiegherò, per filo e per segno, come scrivere un romanzo, consigliandovi anche con qualche metodo che adotto io stessa, a partire dal germoglio dell’idea fino alla revisione finale del manoscritto. Il tutto è spiegato con il mio solito stile: semplice, perché così dovrebbero essere tutti i libri di studio, e corredato da tanti esempi che possono aiutarvi a fare vostri anche i concetti più astratti.

Il manuale non è ancora concluso, diciamo che sono circa a due terzi della realizzazione. Però ho una buonissima sensazione per questo progetto, perché è come se si stesse scrivendo da solo. Preparatevi, quindi, a vederlo presto pubblicato sul web!
Ci sto mettendo tutta l’anima e spero davvero di esservi utile.

A presto, pantegane!

Shutter Island: un Silent Hill non ufficiale

Ok, no, devo parlarne. So che anche questo è un articolo “fuori tema”, ma non posso non farlo, me lo impone la mia sanità mentale. Quindi senza ulteriori convenevoli andiamo nel vivo della questione.

Ho visto Shutter Island piuttosto di recente, e come molti sanno Silent Hill 2 è tra i miei videogiochi preferiti (se non il videogioco preferito). Da un po’ di tempo c’è questa idea che non se ne vuole andare dalla mia testa: Shutter Island è UGUALE a Silent Hill.
No, non fraintendetemi: la storia è diversa e ufficialmente nulla c’entrano l’uno con l’altro. Ma ciononostante le similitudini sono talmente tante che trovo impossibile non paragonarli.
Quindi nulla, presa dalla smania di informazioni, ovviamente ho fatto qualche ricerca. Come mi aspettavo, nulla si riscontra nell’Internet Nazionale. Ma facendo qualche ricerca in inglese, ecco i primi risultati: no, per fortuna, non sono l’unica malata ad aver individuato questa similitudine! Anzi vedo che molti, pur non parlandone approfonditamente, ritengono Shutter Island un “figlio adottivo” della Silent Hill Saga, nonché, forse, il film che meglio rappresenta lo spirito di Silent Hill, ben superiore ai due film ufficiali. Non posso che concordare.
Quindi ora mi impegnerò a fare un confronto tra le opere, che spero i fan dell’una o dell’altra gradiranno. Mi sembra superfluo dirlo, ma lo faccio per pararmi il lato B: questo articolo è pieno zeppo, stracolmo, veramente GRONDANTE di spoiler parecchio gravi, sia del videogioco che del film. Leggete a vostro rischio e pericolo.

Iniziamo con qualche dato anagrafico. Chi ha preso ispirazione da chi? Dopo aver confrontato gli anni di uscita del libro di Shutter Island (2003), del film (2010) e dei vari capitoli di Silent Hill che ritengo, anche solo minimamente, citati (1999, 2001, 2009) posso dire con quasi assoluta certezza che è Shutter Island ad aver preso ispirazione da Silent Hill, in due tempi diversi. Prima il libro del 2003 che si è ispirato a Silent Hill 2 del 2001 (come storia e tematiche), poi il film del 2010 che si è ispirato a tutti i Silent Hill precedenti (Silent Hill 1  del 1999, il 2 del 2001 e Shattered Memories del 2009), inglobando anche qualche rimando “grafico” e visivo alla saga di Silent Hill.
Iniziamo, subito, infatti, con un’inquadratura che non lascia proprio scampo alle interpretazioni. Il film e Silent Hill 2, infatti, iniziano con la stessa, identica, inquadratura:

E’ qui, nei primi dieci secondi di film, che ho iniziato a pensare all’assonanza con Silent Hill 2. Qui notiamo il nostro caro Leonardo di Caprio che si specchia dopo essersi sciacquato il viso, stessa identica scena di apertura di James Sunderland nel videogioco. Notate proprio l’inquadratura, che in entrambi i casi che ci mostra lo specchio dalla destra del protagonista. Notate l’espressione, che infatti rimanda alle stesse identiche emozioni (poca sanità mentale, stanchezza, tristezza, dolore fisico e psichico). Vi prego anche di notare il chiaroscuro, molto accentuato in entrambe le figure, che in entrambe le opere indica la stessa cosa: la doppia valenza del protagonista, che ha qualcosa da nascondere, un lato oscuro. Prima di procedere, inoltre, vorrei farvi notare che anche la fisicità dei due uomini è pressoché la stessa: maschio, bianco, caucasico, capelli biondicci, quasi stessa pettinatura. E questa potrebbe essere una coincidenza, ma chi lo sa… mi piace credere di no.

Prima di passare alla trama, che rimanda, come già detto, quasi tutta a Silent Hill 2, vorrei soffermarmi su qualcosa di molto più fumoso da spiegare: la sensazione generale del film, l’atmosfera. Questa è presa da molti capitoli diversi di Silent Hill, in qualche caso abbiamo anche ambientazioni identiche. Facciamo una rapida carrellata.

Componente importantissima di Shutter Island è il faro, pressoché identico a quello di Silent Hill 1, ripreso anche nello stesso identico modo. Ma non solo:

In Silent Hill 2 bisogna seguire la luce di un faro prima di scoprire la verità, e lo stesso accade in Shutter Island, che vede il faro come prova finale. Per non parlare, ovviamente, dell’immancabile nebbia fitta.

C’è anche una forte similitudine in quanto alle ambientazioni e ai personaggi secondari: l’ambiente clinico, le infermiere, i medici, spesso visti come “nemici”, qualcuno di cui non fidarsi.

Ancora, troviamo un’abbondante presenza del fuoco e della cenere, tipiche di Silent Hill 1 e 2.

Le grate, la ruggine, tipiche della saga.

In particolare, tutte le scene nel famoso Blocco C di Shutter Island rimandano tantissimo alle prigioni e al labirinto di Silent Hill 2.

Abbiamo anche una forte similitudine con la figura del lago, visto sia come ricordo positivo che come ambientazione macabra… ma su questo punto, vi anticipo subito che mi soffermerò di nuovo in seguito, quando parlerò del significato dell’acqua.

Infine, l’elemento “ghiaccio” di molti flashback di Shutter Island, che non ha potuto non ricordarmi Shattered Memories. Vi vorrei far notare che la bambina ghiacciata è praticamente identica.
Insomma, in generale, l’atmosfera è davvero la stessa. I rimandi visivi credo siano lampanti e quasi spudorati, sembra davvero di essere in una trasposizione cinematografica non ufficiale dei videogiochi. A questo punto credo, semplicemente, che non solo lo scrittore di Shutter Island si sia ispirato a Silent Hill 2 per la trama, ma che anche sceneggiatori e direttori alla fotografia del film, forse sapendo di questa fonte di ispirazione, abbiano cercato foto (o forse anche giocato) alcuni capitoli della saga per rendere anche graficamente la somiglianza. Perché, davvero, se è una coincidenza, allora non sono più sicura di niente nella vita, nemmeno del mio nome.

Ma ora entriamo nel vivo della trama (e degli spoiler. Uomo avvisato…).
Tralasciando tutta la parte visiva, infatti, possiamo notare che la trama è praticamente la stessa. O meglio, è diversa, ma si basa sugli stessi presupposti, tanto che se dovessi fare un riassunto andrebbe bene sia per la trama di Shutter Island sia per quella di Silent Hill 2:

Uomo mentalmente disturbato cerca la verità a proposito della moglie morta, finendo per ricordarsi di esserne lui l’assassino.

D’accordo, l’ho semplificata molto, ma il concetto è questo, per entrambe le opere. E non è un’accusa, attenzione! Infatti ormai Shutter Island è uno dei miei libri/film preferiti. Così come lo è Avatar (anche se è simile a Pocahontas). Non ho mai ritenuto, infatti, che le similitudini di trama possano essere un punto negativo, perché alla fine tutto è già stato detto e scritto, è praticamente impossibile creare una trama DEL TUTTO originale. Questo è il senso della citazione di Goethe che ho messo sotto il titolo del blog: non importa cosa dici, ma COME lo dici. E sia Silent Hill 2 che Shutter Island dicono la stessa cosa EGREGIAMENTE, entrambi aggiungendo peculiarità alla storia, che in buona sostanza rendono i due lavori, diversamente, ma ugualmente capolavori.
Quindi andiamo con una carrellata delle similitudini nella trama.

In entrambe le storie il protagonista ha perso la moglie e tenta di fare chiarezza sulla sua morte. Il protagonista pensa che la moglie sia morta per una causa (per Mary era una malattia, per Dolores un incendio doloso da lei stessa causato) mentre in realtà l’assassino è proprio lui: Mary, infatti, viene soffocata da James e Teddy spara a Dolores. Né James né Teddy, infatti, ricordano il loro crimine e tendono a giustificarsi dando la colpa ad altri fattori. James ci riesce facendo coincidere la morte di Mary con l’inizio della sua malattia (che equivale a dire “Non sono stato io, lei per me è morta quando è stata male la prima volta”), Teddy invece incolpa l’incendio causato da Dolores stessa (“Non sono stato io, lei per me è morta la prima volta che ha tentato di suicidarsi”).
I due protagonisti quindi condividono il disturbo mentale, il rifiuto della colpa, la memoria fallace e il crimine, che è il medesimo, anche se per motivi differenti (James uccide Mary perché non sopportava più la vita risucchiata dalle cure mediche di lei, Teddy uccide Dolores perché lei aveva a sua volta ucciso i loro tre bambini). Entrambi soffrono di allucinazioni e vedono il mondo circostante come loro lo vogliono vedere, ed entrambi capiranno la verità solo alla fine delle proprie opere di appartenenza.
Gli indizi sulla dubbia sanità mentale del protagonista sono sparsi in entrambe le opere, anche se in modo diverso. Ad esempio, James tende a essere distaccato, a non provare emozioni, a volte a fare discorsi insensati, mentre Teddy è fin troppo complottista, paranoico, tende a inventare trame troppo ingarbugliate per spiegare cose semplici. In entrambe le opere è molto simile anche il modo in cui gli indizi ci vengono presentati, e cioè dall’inizio. Il problema è che alla prima giocata/visione si è troppo concentrati sulla trama per rendersene conto, mentre ad una seconda analisi tutto risulta alla luce del sole (ad esempio, James incontra molti cadaveri di sé stesso, mentre Teddy viene squadrato da tutti in modo molto circospetto, visto che hanno paura di lui in quanto malato mentale).

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Come avevo preannunciato, bisogna fare un rapido excursus sul ruolo dell’acqua nelle due opere. In Silent Hill 2 è presente in innumerevoli punti: spesso piove, ci sono ambientazioni allagate, la stessa città di Silent Hill sorge sulle rive del Toluca Lake e uno dei finali vede il protagonista suicida in acqua. Nel videogioco viene, insomma, vista come un elemento positivo e negativo al tempo stesso: l’acqua è la purezza, il lago è quello che piaceva tanto a Mary, però, come già detto, vede anche una componente suicida in uno dei finali. Bene, lo stesso vale per il film Shutter Island: il protagonista ci mette subito al corrente, infatti, che la sua più grande fobia è l’acqua. L’isola, in quanto tale, ne è circondata, e inoltre si scatena una tempesta molto violenta che non fa che peggiorare la presenza di acqua in tutto il film, rendendo il protagonista sempre più nervoso. Scopriamo, infatti, che l’acqua ha una doppia valenza per lui: bel ricordo di tempi felici insieme a Dolores, in un cottage sulla riva di un lago, ma anche luogo di morte, in quanto la stessa Dolores aveva poi affogato nel lago i tre figli.

Un’altra similitudine è la presenza quasi costante di una bambina da inseguire, come sinonimo di verità e purezza. James infatti più volte si trova costretto a inseguire Laura per proteggerla, e così, allo stesso modo, Teddy ha sogni e visioni di una bambina che lo accusa di non averla salvata quando era il momento. Si scoprirà, poi, essere una dei suoi figli, uccisa da Dolores, mentre ciò non avviene per Laura, che rimane sempre un’estranea.

Bisogna, infine, notare come in entrambe le storie il protagonista identifichi la moglie, almeno per qualche tempo, in un’altra donna, una donna “sbagliata”. James, infatti, da subito nota la somiglianza di Maria con Mary, e così Teddy, per la prima parte del film, tende a sovrapporre il ruolo della moglie Dolores a quello di un’altra donna, Rachel, che poi si scopre essere di sua invenzione… così come Maria, che non esiste se non nella testa di James.
In entrambi casi, poi, bisogna notare come le due interpretazioni della stessa donna abbiano i capelli diversi, mori in un caso e biondi nell’altro: Dolores bionda, Rachel mora. Mary mora, Maria bionda.

Io, boh… direi di aver finito. Forse. Ma forse no.
Sto sicuramente dimenticando qualcosa e me ne dispiaccio, ma comunque credo di aver resto l’idea generale. Spero, insomma, che il mio articolo vi sia piaciuto, anche perché è stato impegnativo a livello di ricerche e a livello di interpretazioni mentali. Spero di avervi messo voglia di rivedere/rigiocare questi titoli. Sappiate solo che io sono innamorata di entrambi e sì, credo, per concludere, che Shutter Island sia il film perfetto mai fatto di Silent Hill 2, sì, anche se è diverso. Come al solito eventuali opinioni sono ben accette (anche se so di aver scritto qualcosa tremendamente di nicchia).
Vi saluto calorosamente, al prossimo articolo!

Lezione 44 – La copertina

Salve pantegane!
Oggi andiamo con una lezione non proprio convenzionale. Parliamo, infatti, della copertina di un romanzo. In tanti mi chiedete come farla, se serve… ecco, diciamo che in linea di massima NO, una copertina NON SERVE a niente, a meno che non vi auto pubblichiate. Già perché se avrete la fortuna di essere pubblicati da un editore è praticamente impossibile che tengano la vostra. Quindi no, la copertina non è necessaria né indispensabile, anzi, nel momento dell’invio del manoscritto all’editore non dovrete nemmeno includerla.

Detto ciò, come scrittrice so quanto è bello vedere un libro veramente completo, in tutto e per tutto, stampato e quindi anche con una bella copertina. Quindi il vostro desiderio è del tutto legittimo. Ma so anche che farsi fare una copertina non è semplice, spesso anzi potrebbe costare parecchio. La soluzione è ovviamente il fai-da-te.

Cominciamo con lo sfatare un mito: NON SERVE SAPER DISEGNARE PER FARE UNA COPERTINA DECENTE! La mia dote artistica in quell’ambito è pari a quella di un gerbillo, sono letteralmente al livello di saper disegnare solo stickmen. Ma ho sempre e comunque fatto io le copertine dei miei lavori, e questo grazie al senso estetico e ai rudimenti di Photoshop. I secondi non ve li posso insegnare ora. Non solo perché, lo ammetto, in un articolo, senza avervi faccia a faccia, non ne sono in grado, ma anche perché non è il luogo adatto: nel resto dell’Internet potete trovare tutorial ben fatti e spiegati meglio di quanto farei io. Andrò volentieri a parlare, invece, del primo fattore, il senso estetico.

Cosa prendo in considerazione quando faccio una copertina, per me o per altri? La prima cosa a cui penso è l’atmosfera del libro, e da lì parte tutto. Pensando attentamente alla storia, al genere del libro, agli elementi caratteristici, si può davvero ricavare molto. Ad esempio: voglio una copertina chiara o una copertina scura? Chiara salta di più all’occhio ma rischia di essere fredda e asettica, scura è più classica e calda, ma rischia di essere meno originale. O, ancora, che immagine di sfondo mettere? Qual è la cosa più importante del libro (un oggetto, un’ambientazione, una persona)? Che sensazione complessiva deve dare la copertina (misteriosa, allegra, seria…)? Che font posso usare per rendere questa sensazione?
A tutte queste cose dovete saper rispondere voi, se si tratta del vostro lavoro, o dovete essere bravi a ricavarle se state facendo la copertina per altra gente, o leggendo il lavoro o chiedendo all’autore. Io qui posso solo darvi qualche esempio per cercare di farvi capire meglio cosa intendo. Descriverò, quindi, il processo creativo di ogni copertina da me creata, che sia per i miei libri o per commissioni.

Per la mia primissima copertina, anche perché ero alle prime armi, avevo deciso di rimanere sul semplice. Avevo cercato di ispirarmi a un antico volume, quando ancora non si usavano le immagini di sfondo. Essendo un Fantasy volevo che desse l’idea di un tomo antico, senza fronzoli, di quelli con gli angoli decorati e protetti da mascherine triangolari di metallo: insomma, un vecchio volume, magari contenente ballate, saghe epiche… Beh, questo è quello che ne è uscito. Ricordatevi una regola generale: alla semplicità dovete compensare con l’elaboratezza, al chiaro dovete compensare con lo scuro. Significa che se avete uno sfondo molto semplice, con il font potete lasciarvi andare a qualcosa di più elaborato (altrimenti semplice su semplice risulterebbe scialbo); e viceversa, quindi se avete uno sfondo molto complesso il font deve essere semplice. Idem per i colori: chiari su sfondo scuro, scuri su sfondo chiaro. Questa che vedete del mio primo romanzo è una copertina estremamente semplice, davvero tutti possono farla. Ma vi assicuro che può svolgere il suo lavoro egregiamente, infatti stampata su supporto rigido la ADORO (come vedete avevo cambiato il colore da nero a bordeaux, per dare ancora di più l’idea di libro antico).

Coleridge's Rime

Passiamo al mio secondo romanzo, Coleridge’s Rime. Genere completamente diverso (fantascientifico/psicologico/distopico), e qui volevo osare di più con uno sfondo. Ma cosa mettere? L’idea migliore è sempre basarsi su un oggetto, un personaggio o un’ambientazione ricorrenti, e nel mio caso era il deserto nord americano, tipico degli stati come Arizona, New Mexico, Nevada e Texas. In più volevo che desse la sensazione di arido, giallo, caldo, soffocante, ed ecco spiegata la scelta di mettere la foto in stile “schizzo” bicromatico (sì perché altro non è che una semplice foto della Monument Valley, modificata solo successivamente per sembrare un disegno). Come dicevo prima, se lo sfondo è più complesso, se “ruba l’occhio” di chi guarda, se insomma l’immagine fa da protagonista, bisogna che il titolo sia più semplice, e in questo caso è appunto più piccolo, in alto a sinistra, quasi fuori inquadratura. Altra regola generale: se potete, se avete spazio libero, non sovrapponete il testo con il disegno! Crea confusione!
Ecco che prontamente vado a sfatare questa mia affermazione:

Storia

Titolo sovrapposto perché non c’era spazio.
Per il mio terzo libro il genere era ancora una volta diverso (Commedia psicologica). Quindi, anche qui, mi sono chiesta quale fosse l’oggetto ricorrente, e le risposte sono state due: la ragazza protagonista e un acchiappasogni. A quel punto mi è bastato trovare un disegno su Google, modificarne leggermente i colori e inserire il titolo, che volevo fosse in stile country, sempre per questione di attinenza allo stile della storia. Siete liberi di usare ciò che trovate pubblicamente su internet, ma attenzione a non violare nessun copyright, nel caso usiate l’immagine a scopo commerciale (ad esempio, auto pubblicandovi. Nessun problema in caso di uso personale).

OK OK

Per il mio ultimo romanzo ho voluto fare una cosa ancora diversa. Ho inserito un oggetto significativo (la maschera da medico della peste) ma ho cercato di fare in modo che fosse una copertina completamente diversa da quelle di solito usate per il genere horror: ecco perché lo sfondo chiaro, venuto quasi per sbaglio. Stavo, infatti, provando in tutti i modi a farlo nero, ma avvertivo che c’era qualcosa che non andava, poi mettendolo in bianco ecco l’illuminazione! Insomma, osate! Non abbiate paura di fare qualcosa fuori dagli schemi!
Da qui in poi vediamo qualche copertina che ho fatto su commissione.

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Questa è la copertina che ho fatto per il libro di mio padre, come potete notare dal cognome dell’autore. Libro storico, quindi ho cercato un’immagine storica. Ma qui vorrei porre l’accento sui colori: il titolo infatti è dello stesso identico colore della fascia rossa sulla spada. Riprendere i colori di certi particolari darà sfarzo alla vostra copertina!

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Questo è il fantasy di una mia amica. La storia si incentrava molto sul proteggere la natura, da qui l’idea di mettere un albero in copertina. Viola è semplicemente il nostro (sì, di entrambe) colore preferito, e il simbolo in basso a sinistra è voluto dall’autrice stessa (da lei disegnato). Anche questa non era che una foto che poi io ho modificato. Qui attenzione a un’altra cosa: la disposizione del titolo. Se avete un titolo piuttosto lungo, non abbiate paura di fare un “collage”: le parole meno importanti più in piccolo, le altre in grande. Il tutto posizionato in modo da creare un equilibrio piacevole alla vista, ma non per forza lineare.

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Anche questa, copertina su commissione per un amico. L’immagine è di internet, ma molto modificata in quanto per dare sensazione di mistero ho dovuto cancellare e mettere in ombra buona parte del viso della ragazza. Poi, come dicevo anche in precedenza, notate i colori delle scritte che sono ripresi dagli occhi di lei. Ricordatevi sempre che, a meno che non siate Stephen King, il titolo va sempre più grande del nome!

Bene, in realtà ce ne sono altre, ma quello che dovevo dire l’ho detto. Spero vivamente che la lezione sia stata (un pochino) utile. Non esitate a chiedere consigli, se vi servono! E magari possiamo anche lavorare insieme a qualcosa, se siete in difficoltà con il fotoritocco.

Alla prossima lezione!

Autocritica 12 – Incontro tra vecchi amici

Per sapere cos’è l’autocritica o per andare all’indice dei capitoli, clicca QUI.

Capitolo 12 – Incontro tra vecchi amici [ [SM=g10386] chi incontreremo?? BIANCO????]

Il tempo trascorse velocemente: ormai era già passata l’estate ed anche l’autunno, che era stata la stagione più calda [ [SM=g10255]  [SM=g10284]  Perché l’autunno dovrebbe essere più caldo e poi l’inverno torna freddo? Ma che ordine è?]. Ora si cominciavano ad avvistare i primi veri fiocchi di neve, niente a che vedere con quelli della notte di ferragosto [No, mi spiace, non sto più capendo nulla]. Ogni tanto sentivo ancora gli ululati di quei lupi, che percorrevano il loro territorio col trascorrere dell’anno. Nel branco dovevano esserci dei nuovi nati, perché si udiva qualche abbaio da cucciolo ogni tanto.
Tutto procedeva per il meglio e la storia tra Greg e Ophelia procedeva a gonfie vele. [AmMmOrEeeH mi mancava] Io mi ero messa a studiare la lingua dei centauri cominciando dall’alfabeto, che era composto da 30 lettere suddivise in tre gruppi: lettere ordinarie o principali, lettere secondarie e fonemi. Le lettere principali equivalgono alle nostre vocali, quelle secondarie alle consonanti e i fonemi sono i suoni come gh e ch, che si abbreviano con una lettera unica. [Ok, sorvolando sul fatto che questa è la prima e l’unica volta che parlo di questa fantomatica lingua, e sorvolando ancora sul fatto che non ho mai nemmeno riportato mezza frase in lingua originale, direi che possiamo concludere che sì, la mia ossessione per le lingue nasceva FENTASI nasceva qui. ‘Sta cosa l’ho mantenuta nel mio primo libro serio, Gli Eredi di Howel. Andate a leggerlo. Dai, su] Questa lingua è molto usata, ma ormai quasi tutti i centauri e le altre creature sanno parlare la lingua delle fate e degli stregoni [E questi stregoni che ogni tanto diventano maghi… che sono poi solo i maschi di fate. Ma non hanno poteri magici. E le stesse fate che, oltre ad avere una voglia sul collo come le vacche marchiate, sono in tutto e per tutto umane. La fantasia strabordava proprio dal mio cervello, vero?].
Cominciai anche ad esplorare gli spazi circostanti a Centaurorum Vicus, ma non trovai molto [Davvero? Mi aspettavo che descrivessi di nuovo alberi molto grossi e neri]. Ormai avevo esplorato molto e mi mancava solo la parte Ovest, dove mi avventurai con l’arrivo della bella stagione (se così può essere chiamata a Knarenn). [Specifichiamolo, perché non l’avevamo capito dal fatto che l’autunno e l’estate si fregano il clima a vicenda]
Un giorno, mentre camminavo tra gli alberi [MOLTO GROSSI], avvertii un rumore molto sospetto. Era un po’ che mi sentivo seguita e osservata [Strane sensazioni mistiche che arrivano senza che la protagonista abbia alcuna vera e propria capacità per percepirle, semplicemente perché servono a salvarle le chiappone], ma ogni volta che cercavo di scorgere qualcuno, mi rendevo conto di essere (apparentemente) sola [E l’apparentemente tra parentesi era FONDAMENTALE].
Ero arrivata ad un ampio spazio senza alberi, coperto da terriccio nero, ramoscelli secchi e qualche foglia morta da parecchio tempo. [Altro modo per dire: RADURA. Sì, proprio quelle che appaiono all’occorrenza! Fateci caso: se nei FENTASI si deve combattere in mezzo a un bosco, giustamente per fare spazio appaiono sempre le RADUREH] Proprio qui incontrai una vecchia “amica”. [OPS! Mi sa che non è BIANCO. A meno che non si sia servito della chirurgia per cambiare sesso e diventare BIANCA (senza Bernie)]
Stavo riposando quando sentii un urlo agghiacciante e stridulo. Lo avevo già sentito mesi prima e me lo ricordavo molto bene: c’era sicuramente un’arpia nelle vicinanze. Ero proprio al centro dello spazio circolare senza alberi [RADURA, dì le cose come stanno, Arte! Sii onesta con te stessa!] e continuavo a guardarmi intorno: gli urli non provenivano sempre dallo stesso luogo e mi sentivo circondata. [COME FARA’ A SALVARSI LA NOSTRA ErRrOaA?] Le arpie dovevano essere parecchie decine e si stavano decisamente stringendo attorno a me. [muorimuorimuorimuorimuorimuorimuorimuorimuori] Non molto tempo dopo mi accorsi di aver ragione: le arpie erano più di una cinquantina e ne ero accerchiata. [EVVAI! Dai che questa è la volta buona!  [SM=g8194] ] Mi guardavano con gli occhi felini e urlavano senza sosta. Erano molto simili a Celeno, ma le loro ali erano più piccole e meno eleganti [Perché se non sei una Regina Arpia le tua ali si sviluppano meno, Darwinismo di base proprio]. Io sudavo freddo e tremavo, ma ero sicura di non sembrare troppo impaurita; è una mia abitudine [oddio, sento aria di vanto imminente!]: quando sono in situazioni di pericolo cerco di non sembrare debole e di apparire coraggiosa al cospetto degli altri, anche se è totalmente il contrario. :badass: [Ma che EROA! Sei BrAvIxXxImA!] In quel momento stava accadendo proprio questo. Ad un certo punto un’arpia di fronte a me si fece avanti e mi venne vicinissima. [Non descriverla, mi raccomando. E soprattutto NON scappare, in fondo anche tu ti vuoi morta] All’improvviso mi afferrò il collo e disse:
“Tu devvi esserre quella fatta di cui parla Celenno…” [Ahahahah, e torna il modo di parlare dislessico. Non ci riesco, devo cominciare a ridere già adesso [SM=g9385][SM=g9385]]
“… lei dicce che ti sai trasformarre in luppol!” [LUPPOLO! Come la birra del signor Poretti!]
Io non dissi niente. Era fortissima e mi era impossibile opporre resistenza. [Se fossi scappata prima!] :genius:
“Dicce anche che sei moltto abbile nel combatterre! Mi spiacce contraddirre la mia reginna, ma non sembri perr nientte fortte!” [Ditemi, ora, come cavolo si dovrebbero leggere le ultime tre parole. Forza! DITEMELO]
Lei continuava a guardarmi girandomi la testa da una parte all’altra. Questa arpia aveva le ali più rossicce [Ecco, descrivila adesso che sei in punto di morte! Mi sembra plausibile! Il momento più adatto a rompere la (già di per sé scarsa) suspense], come i capelli e gli occhi. I canini, poi, erano molto sviluppati, come quelli di un vampiro. [EDOARDO CULLENO! C’è il tuo zampino nella fecondazione di quest’essere?]
“Chi ti ha datto il permesso di attraversarre il terrritorrio delle arpie?” [Il buon senso comune le ha detto di farlo. Deve morire per il benessere pubblico]
“Mi dispiace, non lo sapevo” risposi con tono indispettito. [E ancora con questo sarcasmo spicciolo? Ma quanti punti ti toglierà?]
“Comme? Non sapevvi che qui le arpie fanno i lorro niddi? Nessunno dei tuoi amicci centaurri ti ha avvertitto della parte ovvest?” [Mi sa tanto di “ala ovest proibita” della Bella e la Bestia]
Io non dissi niente.
“Beh, peggio per te! Noi non lasciammo nessunno uscirre vivvo dal nostro territorrio” [DIO SIA LODATO!]
A questo punto mi diede un colpo d’ala e mi fece cadere a terra. Io mi trasformai subito in lupo per poterla mordere; Io però continuavo a saltare a vuoto, perché lei riusciva sempre a schivarmi. [E torna il mio spirito di ragazza pon pon: Dammi una A, dammi una R, dammi una P, dammi una I, dammi una A: ARPIA!!!] Le altre arpie la incoraggiavano a colpirmi e urlavano il suo nome: Alicia (che naturalmente pronunciavano a modo loro, e risultava Aliccia). [SII, viva la boxe non convenzionale! Wrestling interrazziale!!]
Lei continuava a colpirmi e a graffiarmi, e ormai ero senza forze. [MUORE!!!! E’ la volta buona, lo sento!]
Alicia mi afferro e cominciò a volare, poi mi fece sbattere contro un albero e caddi. [Dai, muori!] Ero stesa a terra e Alicia continuava ad avvicinarsi; proprio in quel momento vidi un ramo molto robusto e piuttosto appuntito [No….]. Mi trasformai velocemente e lo afferrai [No……..]. Alicia stava volando sopra di me e stava per afferrarmi nuovamente, ma io puntai contro di lei il ramo [NO……..], che si conficco nel suo petto. L’arpia cadde e continuò ad urlare per un po’ di tempo e disse:
“Dannatta!” Poi smise di contorcersi e di lamentarsi giacendo immobile sul terreno: Alicia era morta.[NOOOOOOOOOOOOOOOOOOOO! Non è possibile!]
In quel momento mi accorsi che tutte la altre si erano ammutolite e non si sentiva più nessun suono, solo qualche folata di vento tra gli alberi di tanto in tanto. [Intervenite! Che aspettate! Dai! VENDICATEVI TUTTE INSIEME!] All’improvviso sentii una voce conosciuta:
“Oh, c’è una seccatricce”
Notai che si faceva largo tra le altre un’arpia con grandi ali bianche. Con un balzo anche lei mi afferrò al collo e mi bloccò contro un albero.
“ Ci rincontriammo fatta” [Celeno, eccoti! Hai visto che ha fatto quella mentecatta!?! Dai, uccidila tu!]
“Mi serviva proprio una visita di una vecchia amica” :badass:[TACI TU! Sempre che tu sia Kety perchè sai, qui nemmeno si capisce chi parla tra poco]
Celeno strinse ancor di più la presa intorno alla mia gola.
“Non farre l’impertinentte! Devvi saperre che Aliccia era la mia soldattessa migliorre! Lei avrebbe dovutto prenderre il mio posto il giorno della mia mortte” [Mi spiace Celeno, ma anche in un momento DRAMMATICO come questo non riesco a non ridere per come ho pensato di farti parlare] [SM=g9385]
“Quel giorno potrebbe essere oggi” [SEEE, vabbé, tiriamocela meno, EROA] :badass:
Dopo che ebbe udito queste parole mi fece cadere a terra e strinse ancora la mano.
“Non è ancorra giunta la mia orra, e non giunggerrà se non sarò io a vollerlo! Invecce la tua sì. Non avrei mai dovutto lasciarti vivvere diecci messi fa” [Concordo, non avresti dovuto. Rimedia dai. Dai. Adesso però. DAI]
A quel punto prese il ramo dal corpo senza vita di Alicia che si trovava lì vicino e me avvicinò alla gola.
“So di quel ragazzo a cui tienni tanto! Niccolas giusto? Non preoccuparti, vi rincontrerette presto, forse nel regno dei morti, perché farrò unna vissitinna anche a lui” [Celeno, è ora che te lo dica: IO TI AMO!]
Ma appena ebbe smesso di parlare lei si girò e cominciò ad urlare, come se fosse spaventata [Eh? [SM=g10255] [SM=g10255] Che sta succedendo?], quindi volò via insieme a tutte le altre arpie. Io ero rimasta lì stesa e non mi muovevo, perché la ferite mi facevano troppo male. Vidi poi uno strano viso che mi osservava [Vediamo, dai! Vediamo chi devo incolpare stavolta per averti salvata!]: aveva i capelli verdi e ricci lunghi. Anche la pelle era verdina come gli occhi. [Un alien?]
“Fortunata fosti tu ad incontrare me!” disse la creatura con una vocina timida [Ma ce n’è uno che parli normalmente in questo posto? :muoro:  Comunque ho capito: verde che parla scambiando l’ordine delle parole, questo è il maestro Yoda! YODA SARDO!]
“Io curerò e riporterò a Centaurorum Vicus la bella fata dagli occhi azzurri” [Ah, finalmente abbiamo un’informazione sulle caratteristiche fisiche di Kety! E siamo solo al DODICESIMO CAPITOLO!]
Poi non vidi più niente: doveva avermi addormentata in qualche modo.
[Fine. Niente clifjanger. Il libro lo fa apposta, non vuole darmi nemmeno questa soddisfazione [SM=g11003]  Nel prossimo capitolo cercheremo di capire cos’è e da dove è cicciato fuori Yoda Sardo. CHe vi annuncio subito essere femmina… bello far parlare i personaggi senza specificarne neanche il sesso, vero? Non confonde PER NIENTE il lettore]

Immagine del giorno: ragazzi BIANCO mi manca tantissimo.
Questa è l’immagine da cui ho copiato tratto la scena della sua prima apparizione.

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Lezione 43 – Il lessico

Nella nostra lunga scalata verso la cinquantesima lezione, oggi parliamo di lessico.  Non ve lo nasconderò: è stato uno dei miei grandi problemi nel mio processo di crescita artistica. Essenzialmente io avevo due grandi difetti: mettevo troppe virgole e usavo un lessico poco vario o inadeguato, appunto. Sono, infatti, queste le due caratteristiche principali che dovete tenere presente per ottenere un buon lessico: VARIETÀ e ADEGUATEZZA.

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VARIETÀ: Serve anche e soprattutto per evitare ripetizioni. Errore comune, ad esempio, usare lo stesso verbo per descrivere la stessa azione. Come è facilmente intuibile anche dal punto di vista logico, questo non sarebbe propriamente sbagliato, ma a lungo andare diventa pesante. L’esempio più classico: usare il verbo “dire” alla fine di un discorso diretto.

“Addio” disse Gertrude.

“Non addio, arrivederci” disse Mario.

“Lo spero tanto” disse Gertrude.

Ecco, ovviamente qui la cosa è esagerata (come in tutti gli esempi che faccio io, volutamente eccessivi per far capire il concetto in modo immediato). Ma anche se i verbi “disse” non fossero così vicini l’uno all’altro, se fossero quindi sparsi per l’opera, ma comunque troppo frequenti, sarebbe sbagliato. Magari non danno la sensazione di ripetizione, non essendo del tutto attaccati, ma certamente rendono il lavoro un pochino sciapo. Esistono, infatti, un’infinità di modi di dire la stessa cosa, o magari anche di variare leggermente la sfumatura. Ad esempio, sinonimi molto versatili del verbo dire, con sfumature di azioni diverse: proferire, intervenire, domandare, esclamare, chiedere, rispondere, sottolineare, redarguire, urlare, strillare, sussurrare, tuonare, consigliare, suggerire… sono potenzialmente MIGLIAIA e voi potreste anche non usare mai lo stesso verbo per descrivere un’azione.

“Addio” sussurrò Gertrude.

“Non Addio, Arrivederci” la corresse Mario.

“Lo spero tanto” sospirò Gertrude.

Vedete come già il tutto sembra molto meno infantile, più ricercato, in definitiva più ARTISTICO. Questo ovviamente si applica a ogni tipo di azione ripetitiva, che rischia quindi di essere non propriamente trattata  durante il vostro lavoro. VARIATE!

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ADEGUATEZZA: Questo è un punto molto ampio. Non si tratta solo di parlare in modo appropriato nel libro, ma anche di far parlare in modo appropriato i personaggi. E appropriato non vuole dire perfetto, ma adatto al contesto. Ad esempio, in Harry Potter, i discorsi diretti di Hagrid presentano per la gran parte errori di grammatica. E questo è un lessico appropriato, visto che Hagrid è un personaggio non colto. O, ancora, Ron finisce sempre col dire “Miseriaccia!” e anche questo è un lessico appropriato, perché fa capire subito chi sta parlando. Leggendo “Miseriaccia!” anche senza che il narratore citi il personaggio, voi sapete già che è stato Ron, e questo evita allo scrittore di dover inserire SEMPRE la citazione prima o dopo la frase diretta (vedere mio esempio precedente). Quindi, ecco, cercate di ENTRARE NEL PERSONAGGIO. Parlate come parlerebbe lui. E fidatevi, è la cosa forse più complicata da fare, quella che ancora oggi a volte mi mette in difficoltà: è molto facile lasciarsi andare all’estro, e in generale al proprio modo di parlare. Ma se siete scrittori dovete saltare da un personaggio all’altro, e più siete bravi a differenziare i linguaggi, più il lettore si sentirà immerso nella lettura. Modi per farlo sono, appunto, inserire piccoli errori, o al contrario paroloni altisonanti che non direste mai se state facendo parlare un personaggio molto colto. Inserire parole ripetute spesso dal personaggio, come già detto, aiuta molto. O anche modi di dire tipicamente colloquiali, che non vi sarebbero permessi in fase di narrazione, come sbagliare un congiuntivo. Insomma, non abbiate paura di differenziare e, in un certo senso, anche di sbagliare apposta, se è di beneficio al carattere del personaggio! Ma ancora questo punto non è finito. Già perché dovete essere appropriati SEMPRE. Non solo nei discorsi diretti, ma anche in tutto il resto della narrazione, che deve essere adatta al contesto, cioè al target e al genere del libro.  Per target si intende il pubblico a cui è rivolto, e il genere, beh, è il genere, horror, rosa…  Ecco, per fare un esempio, se dovete descrivere una scena di una sparatoria in un poliziesco per ragazzi dovrete limitarvi a espressioni come “Sparò” o “Venne ferito”. Se invece la stessa scena la fate in un Noir per adulti potete lasciarvi andare a cose come “Gli esplose il cranio”. Tutto ciò dovete ovviamente giudicarlo voi. Dovete mettervi nei panni del lettore, proprio come fate per i personaggi nei discorsi diretti. Vi mettete nella sua situazione e vi chiedete “Sono un ragazzino di 13 anni, cosa voglio e cosa posso leggere?”, “Sono una donna di 53 anni, cosa voglio leggere?”. A seconda di quanto siete bravi a capire il vostro target, avrete un lessico sempre più appropriato, e potrete evitare gaffe come termini e argomenti troppo spinti per un pubblico troppo giovane (Esempio a caso: AMORE 14… COFF… COFF…).

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Spero, come al solito, di essere stata chiara e utile! Non fatevi remore a chiedere eventuali chiarimenti.Alla prossima lezione e buona vita!

Riflettendo – Un giudizio super partes su Trump 

Trump ha vinto. La gente è impazzita. Ma è davvero una catastrofe o siamo noi ad aver ingigantito la cosa? 

Oggi ​parlo da persona ignorante per quel che riguarda la politica statunitense, ma che si permette di dare un giudizio psico-sociologico sulla scelta degli Americani. Cerco di fare l’avvocato del diavolo, perché è quello che so fare meglio. E lo faccio con uno dei miei consueti elenchi a punti:

  1. Ma perché vi stupite tanto che abbia vinto Trump? Tornano da otto anni, OTTO, di un presidente nero. No, non è per razzismo, ma bisogna ammettere che, soprattutto dal LORO punto di vista, fosse un gran cambiamento. Questo, sommato al fatto che certamente Obama non non era poi tutto questo oro luccicante, ha spinto la maggioranza della popolazione a scegliere qualcuno che è molto più simile al vecchio e classico standard di presidente: un maschio bianco e repubblicano. Hillary, anche sorvolando sul fatto che non era comunque la migliore delle candidate, aveva il grave difetto di essere, appunto, donna e soprattutto di portare un cognome non proprio sereno. Io non giudico se è un bene o un male, ma mi stupisco che voi vi stupiate. Vi chiedete perché abbia vinto, ma sinceramente io mi sarei chiesta il perché se fosse successo il contrario!
  2. Per chi parla di morte della democrazia, consiglio una ripassata al termine sul vocabolario. Democrazia non vuol dire che vince quello che (voi) ritenete migliore, ma quello che viene votato. Non è che se non piace il vincitore allora automaticamente è una dittatura. Paradossalmente questo è proprio il maggior esempio di Democrazia: il popolo ha la facoltà di scegliere, e sì, anche di scegliere male.
  3. È possibile che il fenomeno Trump sia stato un tantino mistificato? Soprattutto da noi, che siamo completamente al di fuori delle reali vicende, e che forse l’abbiamo preso come una brutta copia del Cavaliere, che è tanto facile da odiare. Possibile quindi che noi vediamo le cose dal nostro, esterno, inutile punto di vista? Possibile che ci sia qualcosa di positivo in Trump che non passa facilmente il confine? No perché sembra che lo odino tutti, eppure qualcuno l’ha votato. Possibile quindi che i suoi elettori siano TUTTI cretini e noi invece che ci disperiamo siamo TUTTI intelligenti? Secondo me è più probabile che gli Americani ne sappiano di più, e che forse qualcosa di intelligente dal loro punto di vista Trump possa averlo detto. Ma vabbè, questo è solo per instillarvi il dubbio. Questo, infatti, non vuole essere un commento pro Trump, che sicuramente è ben lontano dall’essere uno stinco di santo; anzi, potrà essere anche il peggior presidente della storia, ma questo lo dirà il tempo. La cosa bella dell’America è che tutti, TUTTI, possono avere una possibilità, e quindi dobbiamo anche essere preparati a dare suddetta possibilità a chi non ci va a genio. 
  4. Infine, ma di che ci preoccupiamo a fare, scusate? L’America ne ha avuti e ne avrà finché campa di cattivi presidenti. Il bello è proprio che “morto” uno dopo quattro anni se ne fa un altro, e resta sempre e comunque il sistema più stabile al mondo: perché Trump ha in mano i poteri cosmici mentre è presidente e potrebbe pure fare esplodere la Cina, ma gli Americani, a differenza nostra, non si farebbero alcuna remora a protestare con la forza per destituirlo. No, non rischiano nemmeno lontanamente di diventare una specie di dittatura, quindi non paragoniamolo a Hitler o Mussolini. Quel rischio è tutto Europeo, quindi vi consiglio di guardare più al locale che preoccuparvi per Trump.